aspettative

Articolo contributo di V. Molfino

Esattamente un anno fa, a questa stessa ora, stavo per sedermi a tavola con il mio allora fidanzato. Ricordo quella giornata con molta precisione: l’aria era secca e sentivo l’odore della Primavera entrare dalla finestra della cucina dei miei genitori.
Era un giorno tranquillo.

Sapevo che all’indomani sarei partita in direzione della casa in campagna di mia nonna per seminare l’orto estivo. Sentivo di essere al mio posto; in quella giornata, in quel periodo, sapevo di essere felice. A distanza di un anno la mia vita è cambiata completamente.Perché sto facendo questo preambolo? Ora lo spiego.

In quella circostanza sentivo di fare parte di un progetto, di un percorso che immaginavo sarebbe durato non dico per sempre ma almeno per molto. Questo era quello che desideravo, quello che mi aspettavo dalla persona con cui stavo, ma che rientrava soltanto nelle mie di aspettative.

Dove nascono le aspettative?

Ogni giorno sul lavoro vedo persone che, prive di etica, sgomitano per conquistare una posizione che probabilmente proprio per questo non arriverà mai. Sento ragazze disposte ad accettare i peggiori trattamenti dai propri partner, pur di realizzare i loro quanto mai incerti progetti. Ma soprattutto in questo periodo di quarantena percepisco l’insofferenza di quanti si aspettano e cercano rassicurazione sul fatto che questa situazione non si protrarrà a lungo.

Quando questo accade ripenso a quel giorno di un anno fa.

Nessuno di noi sa se usciremo da questo isolamento tra tre settimane, un mese, un anno, e neppure la conferenza stampa serale può rassicurarci a riguardo: nessuno sa cosa possiamo aspettarci.

Di fronte a questa incertezza provo un inatteso senso di pace. Non mi importa quanto tempo dovrò stare dietro alle mie quattro mura e se anche avessi qualche conferma in più nessuno potrebbe garantirmi che sarà davvero così, perché ogni piano può essere sconvolto in qualsiasi momento.

Ecco allora forse la risposta alla domanda: da dove nascono le aspettative? Esse nascono dal confronto. Il paragone tra il dove siamo e dove vorremmo essere. Tra quello che siamo e quello che vorremmo diventare. Tra quello che stiamo facendo e quello che vorremmo ottenere con le nostre azioni.

Come lasciare andare le aspettative

Durante la pratica yoga uno dei mantra che ricorre più di frequente è:

Lascia andare ogni aspettativa.

Ammetto che le prime volte mi sono chiesta se farlo non significasse in qualche modo rinunciare ai propri sogni e desideri. Con il tempo ho capito quanto importante fosse quella frase e quanto difficile fosse arrivare a quel punto.

Il primo step per lasciare andare le aspettative è chiedersi perché sia importante ottenere qualcosa da ciò che stiamo facendo. Lavori fino a tarda sera ma non arriva alcuna promozione? Molto probabilmente hai creato un’aspettativa irreale. Pulisci casa e ti arrabbi se il tuo compagno non ti da alcun supporto? Probabilmente ti stai aspettando qualcosa da lui che non corrisponde a ciò che lui può o vuole fare.

Chiediti poi se se ha senso compiere un’azione solo per ottenere qualcosa di altro. Non sarebbe forse meglio scegliere di fare soltanto ciò che non ci “compromette”, che non ci costa fatica e per cui di conseguenza non ci aspettiamo qualcosa in cambio?

Una volta raggiunta questa consapevolezza diventa più semplice selezionare ciò che facciamo perché vogliamo farlo, da ciò che facciamo per ottenere una ricompensa.

È passato un anno da quel periodo carico di progetti e aspettative. Nessuno oggi può avvicinarsi alla casa in campagna che avrei visitato l’indomani di quel giorno. E nessuno lo avrebbe potuto immaginare.

aspettative

Qualche istante fa ho ricevuto una foto. Si tratta di uno scatto che incornicia l’albero di ciliegio fiorito nel prato di fronte a casa.
La natura non si è fermata davanti alla quarantena, la Primavera è arrivata lo stesso.

In quel messaggio c’era scritto:

non preoccuparti per ciò che non puoi sapere. Concentrati su ciò che puoi controllare.

Ecco è forse questo che mi rende così serena. La certezza dell’insicurezza e il desiderio di scoprire tutto ciò che deve ancora arrivare.

 

Articolo di Valeria Molfino

Co-founder Period Magazine.