Yoga: guerriero benefici e significato

Virabhadrasana in sanscrito significa Eroe (Vira) Fermo, Stabile (Bhadra) e incarna le caratteristiche del guerriero.

Parlare di guerrieri nello Yoga potrebbe sembrare un contro senso, soprattutto visto il principio di non violenza dettato da Ahimsa. La figura del guerriero nello yoga ha un significato simbolico davvero importante, che ritroviamo anche nella Bhagavad-Gita, uno dei testi sacri più conosciuti.
(La Bhagavad-Gita è tra i libri di yoga che consigliavo di leggere in questo video.)

In breve, la Bhagavad-Gita racconta la storia di un campo di battaglia tra due eserciti e di Arjuna, un valoroso guerriero. La battaglia è una battaglia metaforica: esteriormente simboleggia la continua lotta contro i nostri limiti, le paure e gli attaccamenti. Mentre Arjuna rappresenta un guerriero che è un guerriero spirituale, presente in ognuno di noi e che al fianco di Krishna, combatte l’ignoranza dell’ego, la causa delle nostre più grandi sofferenze e grande impedimento per vedere la nostra vera natura.

La posizione del guerriero nello yoga è legata al dio Shiva, il grande trasformatore. Per questo è una postura che porta con sé il potere della trasformazione fisica, mentale ed emozionale.

Il guerriero abbiamo detto che è un guerriero spirituale, un guerriero saggio, ed è proprio attraverso questa saggezza che sviluppa la forza necessaria per affrontare le difficoltà della vita, aiutando a trovare l’armonia e l’equilibrio che servono per la propria crescita personale e la consapevolezza.

Grazie alle prove, impariamo le lezioni della vita. Le prove non hanno lo scopo di schiacciarci: sviluppano i nostri poteri. In verità, tu sei più forte di tutte le prove. Se non lo comprendi adesso, dovrai comprenderlo in seguito.

Paramahansa Yogananda

La leggenda di Virabhadrasana nello yoga

La leggenda narra che Sati (una delle reincarnazioni di Shakti), la figlia del re Daksha,  si innamorò perdutamente del Dio Shiva. L’amore era corrisposto, ma non aveva la benedizione del padre di Sati, che fece di tutto per impedire la loro unione. L’amore tra i due però era troppo forte, tanto da riuscire comunque a sposarsi.

Il re Daksha per ripicca, organizzò una grande festa a cui invitò tutte le creature divine del tempo, tranne Shiva. Sati allora si presentò alla festa per rivendicare l’onore del marito (e il suo), ma il padre rincarò la dose umiliandola anche pubblicamente. Sati rispose agli insulti del padre dandosi letteralmente fuoco.

Appena Shiva venne a sapere della morte di Sati venne colto dalla sua famosa ira ed è qui che diede vita a Virabhadra. Preso dalla furia si strappò delle ciocche dai capelli e le gettò con violenza a terra. Da questo gesto nacque Virabhadra, un potente guerriero che Shiva mandò alla corte del re Daksha per compiere la sua vendetta.

Secondo la leggenda Virabhadra per entrare nella dimora del re Daksha passò dal sottoterra spingendosi verso la superficie con due spade rivolte verso l’alto. Quello che oggi riproduciamo nella postura yoga di  Virabhadrasana I.

virabhadrasana I

 

Una volta entrato, diresse le due spade verso gli invitati alla festa, una davanti a lui e una dietro. Ed ecco Virabhadrasana II.

virabhadrasana II

Poi caricò il colpo chiamando a raccolta tutta la sua forza: Viparita Virabhadrasana, la variante del guerriero ribaltato.

viparita virabhadrasana

Infine si proiettò in avanti con entrambe le spade e con un colpo rapido e preciso decapitò il re Daksha gettandone la testa nel fuoco. E siamo a Virabhadreasana III.

virabhadrasana III

Dopo che il re venne decapitato Shiva richiamò il guerriero dentro di sé. Vedendo le atrocità che aveva compiuto la sua ira si trasformò in dolore e compassione, tanto da riportare in vita il re Daksha, dandogli la testa di una capra (perché la sua era andata distrutta nel fuoco).

Virabhadrasana e la metafora di questa storia

Dopo questa leggenda così cruenta, come possiamo ancora pensare che si tratti di un guerriero saggio, pacifico e spirituale? La metafora di Virabhadrasana è quella di un guerriero che combatte contro la sua ignoranza. Partendo già dalla posizione del guerriero I abbiamo una combinazione perfetta di flessibilità e determinazione: compressione ed estensione, rotazione interna ed esterna.

Quando proviamo a rimanere in questa posizione per un certo numero di respiri, iniziamo ad affrontare le nostre debolezze: per esempio i quadricipiti possono iniziare a bruciare, le spalle a dolere. E non dimentichiamoci le debolezze emotive o mentali. Insomma, qualsiasi sia la nostra debolezza (fisica o psicologica), la posizione la farà saltare fuori per affrontarla. Il guerriero che si nasconde dentro di noi verrà fuori per combattere le nostre debolezze dettate dell’ego e le nostre paure. Dominando la postura si può iniziare a sentire tutta la sua energia e il suo sostegno. L’unica lotta quindi è contro sé stessi.

Possiamo affermare che ogni volta che pratichiamo Virabhadrasana stiamo cercando di diventare più consapevoli, più forti e determinati. Richiamiamo in noi forza e stabilità, capacità di raggiungere gli obiettivi. Perché tutto ciò sia possibile occorre sviluppare una base solida, stabilizzare il nostro radicamento per iniziare poi a costruire rimanendo centrati, lucidi, senza aspettative o attaccamenti, realizzando il nostro obiettivo mettendo da parte l’ego.

I benefici fisici ed energetici di Virabhadrasana

Ora che hai un’idea di cosa si celi dietro questa postura, sono certa che ci penserai ogni volta e la eseguirai in modo diverso. Come tutte le altre posture di yoga, anche quella del guerriero apporta sia dei benefici fisici ed energetici, oltre a quelli più “psico/emotivi” che abbiamo appena visto.

La posizione del guerriero aiuta a correggere una postura sbagliata per esempio (e chi non deve migliorare la postura di questi tempi!). Rinforza i quadricipiti delle gambe, il dorso, le braccia e le spalle. Allunga l’addome, lo psoas (il muscolo dell’anima) e il flessore delle anche. E non è finita: aiuta a migliorare la capacità respiratoria espandendo la cassa toracica, allena l’equilibrio e stimola la digestione.

A livello energetico Virabhadrasana attiva Muladhara chakra (il primo chakra, il chakra della radice e del nostro radicamento a terra) e Svadhistana (secondo chakra, il chakra delle sensazioni e delle emozioni più profonde). Ma il chakra per eccellenza associato al guerriero è Manipura Chakra, il terzo chakra. Il chakra legato al potere personale, a come impariamo ad usarlo, quel potere che ci guida per dare una determinata direzione alla vita, allineandoci ai nostri desideri.

L’emozione collegata a un terzo chakra che non è in equilibrio è proprio la rabbia. Un terzo chakra non armonico può nutrire un ego smisurato, che impedisce all’energia di salire verso i chakra più alti, tenendoci prigionieri della parte più materiale e primordiale di noi stessi. Un terzo chakra forte significa sapere come iniziare e completare un’azione. Ecco perché è associato proprio all’archetipo del guerriero, come colui che è capace di conoscere la propria missione e creare energia per metterla in atto e portarla a compimento.

Prova a praticare le posizioni del guerriero in questo energy flow.