Se anche a voi, come me, alla parola minimalismo vi veniva in mente gente un po’ radical, un po’ hippy che quasi per moda ostentavano una vita all’insegna del minimal, vi sbagliavate. Ammetto che mi era anche balenata per la testa la frase: “Facile fare i minimalisti, quando si è sempre avuto tutto e si […]

Se anche a voi, come me, alla parola minimalismo vi veniva in mente gente un po’ radical, un po’ hippy che quasi per moda ostentavano una vita all’insegna del minimal, vi sbagliavate.

Ammetto che mi era anche balenata per la testa la frase: “Facile fare i minimalisti, quando si è sempre avuto tutto e si sa di poterlo riavere in qualunque momento“. Mi immaginavo scelte di vita un po’ estreme, dove “si gioca” a fare quelle che hanno poco per scelta perché ora fa “cool”.

Risultato: stavo pensando esattamente come le persone che mi giudicano quando dico che sono vegana e pensano alla mia decisione come un estremismo, quando in realtà magari non sono semplicemente abbastanza informate.

Allora mi sono informata. Ho letto alcuni libri, ho visto il documentario su Netflix “Minimalism” e spulciato YouTube dall’Italia agli Stati Uniti, per avere a disposizione più versioni possibili, più campane possibili, a raccontare la scelta di una vita minimalista. Arrivo subito alla fine e vi dico che ho concluso che il fulcro del minimalismo è il “lasciar andare”, che guarda caso è anche uno dei concetti che ripetiamo tanto nello yoga.

Alla base di questa filosofia di vita c’è molto di più di un stock di magliette tutte uguali alla Steve Jobs. C’è la consapevolezza, la presa di coscienza (o per lo meno uno ci prova) del potere di lasciar andare, tanto nelle grandi cose quanto nella piccola quotidianità. Ecco perché ho deciso di raccontarvi come sono arrivata a questa conclusione sul minimalismo.

Il minimalismo spiegato in sintesi

Andando al sodo:

tutto ciò che è in eccesso si mette in mezzo.

In mezzo alla nostra pace interiore, alla nostra serenità o semplicemente allo vita quotidiana.

Partiamo da un esempio semplice: una scrivania piena di oggetti e cianfrusaglie inutili (e penso subito ai magazine di naturasì che ho sulla scrivania, ma perché??) che creano quel disordine e quella confusione tanto da disturbare la nostra mente, farci perdere tempo nel trovare le cose che ci servono davvero, ci distraggano e non ci permettono di fare spazio invece alla cose che per noi sono importanti. Ora replicate questo esempio banale in ogni aspetto della vita quotidiana, delle relazioni con gli altri e voi stessi, nel lavoro, fino ad arrivare al vostro intero stile di vita. A cosa state pensando? Qualche taglio qua e là vi darebbe sollievo oppure vi manda nel panico?

Andiamo avanti.

I cardini del minimalismo si possono riassumere in due punti: qualità e valore.

Il minimalista quando si trova davanti a una scelta, che si tratti di oggetti – persone – tempo – o altro, si pone queste tre domande:

  • Porta qualità nella mia vita?
  • Che valore gli do?
  • Ne ho davvero bisogno?

Se la risposta a queste tre domande non è positiva, allora lascia andare.

Il minimalismo nelle nostre case

C’è stato un momento in cui nella nostra società è arrivato il pensiero condiviso che “tanto, grande e di più è bello”. In realtà quel momento, conosciuto anche come consumismo, continua ad essere presente. E’ altrettanto vero che nell’ultimo decennio qualcosa si è mosso nelle coscienze delle persone e si è sentito il bisogno di dire che non sempre avere e avere ancora di più è bello o sintomo di benessere. Spesso il voler e possedere tanto è sintomo di malessere. Malessere individuale e malessere sociale, con ulteriori conseguenze. Riempire le case di oggetti, riempire il tempo, riempirci di relazioni che manco ci interessano giusto per…cosa?

Hanno fatto uno studio sulle case (questo studio lo potete trovare nel documentario su Netflix). Avere una casa grande, magari una bella villa con giardino, piscina e ogni optional, non serve a niente. Ovvero lo studio ha monitorato il comportamento delle persone all’interno delle loro grandi case e ha constatato che le persone in questione vivono sempre nelle stesse stanze, lasciando gran parte della casa – ironia – quasi sempre vuota.

A cosa ci serve una casa così grande se poi non la usiamo?

A questo punto è giusto precisare un dettaglio. Minimalismo non è solo riduzione degli oggetti o degli spazi in casa! Se è vero che il minimalista si sbarazza di tutto ciò che non gli serve, che non migliora la qualità della vita, non bisogna immaginarci delle case vuote e spoglie. Ad esempio, se i libri sono oggetti importanti e di valore, allora la vostra casa potrà essere piena di libri!

Non si eliminano gli oggetti. Non è una corsa a chi riesci a vivere con meno vince. Il minimalismo è se mai una questione di saper riconoscere e sbarazzarsi di ciò che si mette in mezzo. 

Cos’è il minimalismo e la storia del lasciar andare.

Fuori ciò che non serve. E dentro? Fare spazio non significa rinunciare, ma valorizzare. Se si inizia a lasciar andare quello che non serve, se si lasciano da parte comportamenti inconsapevoli, se si inizia a saper dire di no, allora ci sarà più spazio per quello che serve, per i sì di qualità.

I minimalisti dicono che la prima cosa che si guadagna da questo stile di vita è il tempo. Tempo da poter investire in cose, persone e azioni di qualità, utili e che fanno bene. Da qui si innescherebbe un circolo virtuoso, per cui anche il nostro stato emotivo migliorerebbe e così anche quello delle persone intorno a noi.

Essere minimalista vuol dire anche, in maniera diretta e indiretta, fare scelte e avere comportamenti che oggi rientrano in altre filosofie di vita, ecco qualche esempio:

  • Il minimalista non spreca cibo e sceglie cibo di qualità, non riempie gli scaffali di confezioni inutili e che si mettono in mezzo. Quindi in generale predilige uno stile di vita sano e il più ecosostenibile possibile.
  • Il minimalista non compra ogni settimana capi d’abbigliamento in grandi catene che rendono la moda a bassissimo costo (per noi). Quindi non alimenta la così detta macchina della fast fashion.
  • Il minimalista riduce comportamenti che portano a uno sfruttamento esagerato delle risorse naturali e predilige il rispetto dell’ambiente. (Es: non avrà due macchine e un motorino; o eviterà oggetti usa e getta).

Lasciar andare porta inevitabilmente a creare spazio e tempo per qualcosa di nuovo, a partire da noi stessi. Ci libera dalla zavorra che ci tiene incollati, sopraffatti e che ci fa…perdere tempo in questioni che in fin dei conti sono inutili e prendono energia ad altro.

Dalle interviste e dai racconti di chi si definisce minimalista emerge anche un altro aspetto interessante e che ha sempre a che fare con il tempo. Cerco di farla breve: la maggior parte di noi lavora “vendendo” il proprio tempo in cambio dei soldi. Si lavora a tempo e non a qualità.  Rientriamo così nella modalità più lavoro = più guadagno o per guadagnare di più, devo lavorare di più. E se voglio avere di più in termini soprattutto materiali allora devo lavorare di più, dare ancora più del tempo che ho a disposizione.

Le scelte che oggi vengono reputate minimaliste ti permettono di sganciarti anche da questa logica. Un po’ come quel vecchio detto: “Si lavora per vivere, non si vive per lavorare”.

E’ sempre tutta una questione di qualità, che nasce dal saper lasciar andare (almeno così pare).

Stai pensando di diventare minimalista? Fermati!

Ricapitolando: se a questo punto state prendendo in considerazione l’idea di svuotare casa, fermatevi. Non dovete.

Il primo passo è prendere consapevolezza e intenzionalità. In parole povere chiedervi perché lo state facendo. Prima di darvi all’asta su eBay o alla beneficienza, si deve aver chiara la motivazione. Aver intenzioni chiare aiuta il cervello a direzionarlo verso la strada giusta. Vietato essere generici. Il rischio è che vi ritroviate senza mobili in casa, ma poi siate pieni zeppi di relazioni tossiche. Oppure che tra un mese siate di nuovo a scegliere la seconda scarpiera (no giudizi). Tutto questo processo va fatto senza rimpianto, senza logica di rinuncia e soprattutto senza senso di colpa.

Si tratta più che altro di decidere di uscire dalla propria zona di confort, con intenzioni chiare, per provare a conoscersi meglio e magari anche a crescere.

E’ come se avessimo tutto il giorno tante radio accese. Mano a mano iniziamo a spegnere quelle che non servono, che non ci piacciono, che ci accorgiamo disturbarci e che magari non sappiamo neanche perché fossero accese. Le lasciamo andare. Non lasciamo che si mettano in mezzo. Su quale frequenza rimarremo sintonizzati? Cosa ci racconterà? Sapevamo della sua esistenza prima? E a cosa/dove porterà?

Adesso inizierò a definirmi minimalista? Sinceramente non credo. Forse un po’ lo ero già prima che qualcuno inventasse questa etichetta. Forse un pochino lo siamo tutti. Ogni tanto o quasi sempre.

Di sicuro continuerò a provare a seguire la logica yoga del lasciar andare:

Difficilissimo e bellissimo allo stesso tempo.

Per saperne di più sul minimalismo

Per  chi vuole approfondire il tema minimalismo, trovate qua sotto un paio di link a fonti interessanti:

Il libro di Nicola Arcimbodi

Il canale YouTube di Matt D’Avella.

Matt D’Avella è il regista del documentario di Netflix “The minimalism”. A quanto pare dopo aver girato il documentario, ha deciso di abbracciare anche lui questo stile di vita e di aprire un canale YouTube.

Il trailer al documentario su Netflix