Yoga con i calzini o scalzi? Perché preferiamo coprire i nostri piedi e invece non dovremmo.

Chi pratica yoga a piedi nudi? E chi preferisce tenere i calzini? Lo yoga e i piedi: un rapporto che mi ha incuriosito molto nell’ultimo periodo. Soprattutto perché ho iniziato a notare che sempre più persone preferiscono praticare a piedi coperti.

Caso vuole che per Natale (io che tra un po’ pratico scalza anche sulla neve) mi abbiano regalato dei calzini professionali antiscivolo da yoga. E già il nome mi fa un po’ ridere. Cosa vuol dire calzini professionali da yoga?

  • Non stiamo di certo parlando di una disciplina tipo il baseball, per cui ci vuole un guantone professionale o una mazza specifica per poter giocare.
  • “Antiscivolo da yoga”: perché gli altri calzini antiscivolo non andrebbero forse bene?
  • Mettendoli diventiamo tutti improvvisamente “professionali”? Di cosa poi?

Faccio subito mea culpa, perché si sente chiaramente della polemica già da queste prime frasi che scrivo. Ed è effettivamente iniziato così il mio percorso alla ricerca di una risposta alla seguente domanda:

Perché le persone preferiscono praticare a piedi coperti?

Il regalo di Natale l’ho preso come un segno per andare a fondo a questa storia, una sfida tra me e i…”calzini professionali”. E’ chiaro che la macchina commerciale dietro allo yoga di oggi non ha aiutato nella scelta coraggiosa di praticare scalzi. Perché gli antichi yogi in India di certo non usavano i calzini antiscivolo, eppure sono riusciti a dare vita a una disciplina millenaria lo stesso. E’ altrettanto vero che l’uomo di oggi è ben diverso e anche le zone geografiche dove viene insegnato lo yoga è cambiato e ha incluso Paesi dove il clima non sempre è caldo tutto l’anno.

In generale però, quando si entra in una classe di yoga puoi già distinguere due tipi di persone o meglio di approcci. Nudi o calzini.

Nelle mie classi permetto di portare solo quelli famosi antiscivolo, perché davvero ragazzi i calzini sono scomodi e c’è il rischio di farsi male scivolando o facendo degli sforzi inappropriati.

Fatto sta che la questione dei calzini da yoga e dei piedi nudi mi tormentavo troppo, tanto da decidere di fare delle ricerche al riguardo.

Perché praticare yoga con i calzini

Prima di tutto ho pensato a una serie di possibili ragioni per cui si preferisce praticare  yoga con le calze:

  1. Il freddo ai piedi. Può essere. E’ anche vero però che viviamo in un Paese temperato e in studio c’è il riscaldamento. Inoltre durante il vinyasa il corpo si scalda.
  2. I piedi sudano e si scivola. Ottimo motivo, ma quante persone riguarderà? In tal caso comunque, calzini tutta la vita! Ti consiglio di usare quelli che hanno lo spazio per ogni singolo dito, in modo da non limitare la presa e il movimento delle dita durante le esecuzioni delle asana.
  3. I piedi puzzano dopo che stanno tutto il giorno chiusi nelle scarpe. In questo caso puoi portarti delle salviettine profumate e passartele mentre ti cambi.
  4. Ho i piedi brutti e non voglio che si sappia. Risposta: nessuno guarderà i tuoi piedi. A quanto pare siamo tutti troppo presi a guardare i nostri. In ogni caso, non ti credere di essere in classe con dei modelli piedisti.
  5. I tappetini sono usati da altre persone e ho paura di prendere dei funghi o roba simile. Giusto essere previdenti in tal senso! Fai caso se nello studio dove vai alla fine della pratica viene chiesto di pulire e disinfettare i tappetini. In alternativa puoi anche usare un prodotto antibatterico da passare poco prima dell’inizio della lezione. Un’altra soluzione può essere quella di portarti un travel mat da mettere sopra al tappetino dello studio. Così non sacrificherai la pratica a piedi nudi e avrai il tuo mat personalizzato. Io uso quello che trovi indicato nel link qui sopra e mi trovo benissimo!
  6. Vergogna e disagio. Questo secondo me è il motivo più diffuso. Un blocco psicologico se vogliamo, una qualche ragione culturale/sociale che ci fa percepire il piede nudo come qualcosa di cui vergognarci o che ci trasmette la sensazione che ad essere nudi non siano solo i piedi ma tutto il corpo.

Ovviamente è proprio l’ultimo punto quello che è stato oggetto delle mie ricerche.

Paese che vai…cultura del piede che trovi!

A quanto pare l’ossessione per i piedi, dalla fobia al feticismo, è qualcosa insito nel genere umano e che ci portiamo dietro praticamente da sempre, qualunque sia la nostra origine. Cosa cela dunque questa parte del nostro corpo?

Il piede di per sé ha un ruolo anatomico importantissimo: è la parte del corpo su cui si fonda la nostra postura eretta. E’ la nostra base di appoggio, sia quando stiamo fermi sia quando dobbiamo muoverci.

A livello simbolico rappresentano il nostro avanzare nella vita. I piedi ci sostengono, sono il nostro contatto con la terra, e come per gli altri organi di senso (mani, orecchie, occhi, naso, bocca) sono collegati con il nostro sistema nervoso.

Addirittura nella Medicina Tradizionale Cinese un loro squilibrio rappresenterebbe anche un disagio emotivo. Sempre in Cina per lungo tempo i piedi piccoli nelle donne erano simbolo di estrema femminilità. Nella cultura berbera invece era usuale decorarli con l’hennè. In diverse tradizioni religiose, i piedi erano legati ad atti di sottomissione e umiliazione o al contrario di estrema umiltà. In Giappone, India e Tibet i piedi sono considerati il punto di unione tra corpo e psiche. Anche dall’altra parte del globo, Incas e Maya trattavano il piede con tecniche curative per il benessere di tutto il corpo. Insomma, tra Oriente e Occidente, sesso e religione, le estremità dell’uomo hanno sempre avuto un ruolo importante.

Che ci crediate o no, di recente è stata condotta una ricerca da ADNKRONOS SALUTE, per studiare il rapporto che gli italiani hanno con i loro piedi. Dall’indagine è emerso che ci sono due grandi fazioni: chi li trovi una parte del corpo seducente e li cura con estrema devozioni, chi invece ha proprio una repulsione. L’aspetto interessante è che questo tipo di atteggiamento rispecchia anche lo storico divario nord e sud. Pare infatti che la “podofobia” sia più diffusa nel sud Italia, probabilmente perché i piedi nudi sono legati a un’immagine di povertà. Sempre li stessi psicologi che hanno partecipato a questa ricerca, concludono dicendo che in un piede c’è molto di più che una parte del corpo: rappresentano infatti una vera forma di comunicazione e mostrarli è come aprire le porte della nostra intimità e il conseguente carico emotivo che comporta.

Tornando al rapporto yoga-piedi invece, in India i piedi dei grandi maestri sono venerati, perché di fatto in tal modo si onora il loro progresso spirituale.

Perché dovresti praticare yoga a piedi nudi

Il mio consiglio è di liberarti delle calze almeno quando fai yoga. Può sembrare un piccolo gesto, ma risponde perfettamente all’invito che lo yoga ci fa di lasciar andare quello che non ci serve. Così levarsi le calzi, sarà come liberarci di molto di più. Sarà come dire a noi stessi che per quell’ora di yoga lasceremo andare le restrizioni autoimposte, i pregiudizi, le vergogne infondate, i preconcetti e sì anche le inibizioni, per fare spazio ad accettazione, tolleranza, amore verso il proprio corpo e libertà.

Praticare yoga senza calze ti permette di godere a pieno della pratica, tornare a uno stato naturale del piede ed evitare di farti del male.

Indossare le calze mentre fai yoga può essere molto restrittivo. I piedi infatti non devono appoggiare su superfici irregolari (come quando si indossano le scarpe) e le calze in questo caso ne bloccano la flessibilità. Praticare scalzi permette di fare tutti i piccoli aggiustamenti del caso.

Si suppone inoltre che le posizioni yoga da in piedi debbano trovare un appoggio stabile a terra. I calzini costituiscono una barriera tra il tuo corpo e la base di appoggio, ovvero il tappetino. Le dita in particolare giocano un ruolo importante per mantenere la stabilità nelle posizioni di equilibrio. In altre posizione, come il cane a faccia in giù, avere le calze può rendere la posizione scivolosa e farti fare uno sforzo in più per mantenerti stabile (quando magari dovresti rilassarti).

Vi racconto la mia storia e… quella dei miei piedi

I mie piedi non sono perfetti. Anzi direi praticamente l’opposto rispetto ai tipici canoni estetici occidentali. Oltre a quello, quando ero molto molto piccola ho subito un’operazione a causa di un’osteomielite. Per provare a salvarmi il piedi sinistro e non doverlo amputare del tutto, i medici me ne hanno tolto solo un pezzettino. L’operazione per fortuna ha avuto successo e io sono guarita completamente. Il solo ricordo che ho è una cicatrice e una rientranza nel piede sinistro, che lo ha ovviamente reso più piccolo del destro. Io lo so e vedo i segni dell’operazione ogni giorno. Ma nessuno nella mia vita se ne è mai accorto. Eppure scalza ci sto parecchio e di certo non evito di portare i sandali d’estate. Sai perché? Perché a nessuno importa dei piedi degli altri!

Goditi la bellezza di una pratica a piedi nudi. E non pensarci più! 🙂