gratitudine perché praticarla

Nella vita dobbiamo capire che non è la felicità a renderci grati, ma la gratitudine a renderci felici.

 

Questa frase oggi trova d’accordo non solo filosofi e scrittori, ma anche psicologi e scienziati. In particolare, il dottor Robert Emmons, forse il massimo esperto quando si parla di psicologia positiva, identifica l’aspetto scientifico della pratica della gratitudine e le conseguenze che ne derivano. Emmons ha individuato prima di tutto quelli che sono due aspetti essenziali di chi pratica la gratitudine:

  • il saper riconoscere che ci sono degli aspetti positivi nel mondo e nella propria vita
  • il saper riconoscere che le fonti di questi aspetti positivi possono essere al di fuori di sé stessi

Una persona grata è una persona incline a reagire alla bontà di altri in un modo benevolo e ricettivo, e a ricambiare la gentilezza quando si presentano le opportunità. La persona grata è stata capace di superare la tendenza a dare le cose per scontate, a sentirsi in diritto di ricevere benefici. R. Emmons

Ma cos’è la gratitudine esattamente?

Rispondere a questa domanda non è così scontato. Infatti il rischio è quello di scambiare la gratitudine con un perenne e forzato stato di qualche sorta di felicità. Prima di andare avanti con l’articolo quindi è bene mettere in chiaro una cosa: la gratitudine NON è una forzatura nell’essere felici in ogni circostanze e ad ogni costo, tanto meno la scusa per rimanere in una situazione negativa cercando di essere felici.

Alcuni hanno descritto la gratitudine come semplice energia, altri come un potere. Quel potere che conduce l’essere umano ad una connessione più profonda con la natura delle cose. Wallace Wattles, uno dei primi scrittori motivazionali, a tal proposito diceva:

Noi siamo sostanza pensante e la sostanza pensante prende sempre la forma di ciò che pensa. La mente grata è costantemente fissa sul meglio; perciò, tende a diventare il meglio.

Insomma, essere grati vuol dire riconoscere e affermare che ci sono delle cose buone nella propria vita e celebrarle. La gratitudine dà la possibilità di migliorare la propria vita, perché porta a guardare il mondo da una prospettiva più positiva. Questo significa che una mentalità volta alla gratitudine non rimarrà mai in uno stato di negatività a lungo, anzi se vogliamo la gratitudine è un antidoto della negatività e ci aiuta ad uscirne.

I pensieri negativi che generano poi ansia, stress, depressione, apatia, paura e così via, sono figli il più delle volte di un pensiero che parte della nostra mente e vive solo lì, non vi è un reale fattore esterno a provocare quegli stati. Uno dei modi per eliminare i pensieri negativi è attraverso un uso consapevole della gratitudine. 

Quindi cosa possiamo fare in concreto? Ogni volta che durante il giorno la nostra mente inizia a formulare un pensiero negativo, aggrappandosi ai sé, ai ma, alla paranoia, proviamo a sostituirlo con un pensiero di gratitudine, anche una cosa piccola. Praticare volontariamente la gratitudine aiuta anche ad attraversare momenti difficili, perché aiuta a trovare quell’energia (ecco perché alcuni la definiscono così) che consente di affrontarli e andare avanti.

Perché ho scritto “volontariamente”? Perché non sto parlando di quella gratitudine che appare solo davanti a momenti eccezionali ed eclatanti, ma quella che ci rende consapevoli delle piccole cose, delle persone e dei momenti quotidiani, che spesso diamo per scontato o che oscuriamo con i pensieri negative.

Come si pratica la gratitudine?

Si può sviluppare una gratitudine consapevole e volontaria in diversi modi. Quella più comune consiste in un esercizio in cui scriviamo su un diario o un quaderno tre cose per cui siamo grati ogni giorno. Si può essere grati per una cosa, una circostanza o una persona. Inoltre i tre pensieri di gratitudine devono essere molto specifici, quindi non bisogna essere troppo generici! All’inizio può essere difficile, ma poi col tempo si sviluppa una vera e propria capacità nel trovare la gratitudine anche nelle cose piccole di ogni giorno, senza lasciar nulla per scontato.

Se scrivere non vi piace o ci tenete particolarmente alla privacy, lo stesso esercizio si può anche fare a mente ogni giorno. Magari alla sera prima di addormentarsi. In ogni caso, bisogna cercare di trovare sempre qualcosa di nuovo per essere grati. Questo esercizio, portato avanti nel tempo, ha il potere di far sentire le persone più positive e felici.

Gratitudine e sviluppo del benessere psicologico

Scienziati e psicologi, soprattutto negli Stati Uniti, stanno studiando gli effetti delle gratitudine nella vita delle persone. Secondo gli ultimi studi ed esperimenti sociali, si è evidenziato come la gratitudine migliori effettivamente il benessere psicofisico delle persone, favorendo uno stato di felicità. La relazione tra felicità e gratitudine, può essere riassunta così:

  • la gratitudine migliora le abilità di affrontare i problemi e le difficoltà;
  • riduce stress ed emozioni tossiche derivante da confronti sociali, come invidia o risentimento (apprezzando le qualità e le caratteristiche degli altri, non possiamo essere invidiosi);
  • riduce il senso di rimpianti, perché ci si sofferma di più sugli esiti favorevoli;
  • riduce il senso di attaccamento materiale. Una persona volta alla gratitudine e alla riconoscenza sarebbe più orientata a comportamenti di generosità;
  • migliora le relazioni sociali, favorendo l’inizio di nuovi legami e migliorando quelli esistenti;
  • facilita il raggiungimento degli obiettivi personali;
  • promuove la salute fisica e mentale in generale e aumenta l’autostima.

La gratitudine che modifica il nostro cervello

Un recente studio ha riportato quanto praticare la gratitudine possa modificare effettivamente l’attività cerebrale. Lo studio ha coinvolto un gruppo di soggetti affetti da ansia o depressione. Alla metà di loro è stato assegnato l’esercizio sulla gratitudine: dovevano scrivere delle lettere di ringraziamento alle persone importanti della loro vita. Tre mesi dopo sono state fatte delle scansioni cerebrali a tutti i partecipanti del test. Ebbene, chi apparteneva al gruppo con l’esercizio sulla gratitudine ha mostrato una maggiore attività cerebrale connessa alla positività e alla gratitudine. I ricercatori hanno descritto questi effetti neurali come profondi e di lunga durata, paragonando il cervello a un muscolo che può essere allenato al pensiero positivo e di gratitudine.

Nel video qui sotto potete vedere un altro esperimento svolto per studiare gli effetti della gratitudine.

La gratitudine: un potente antidoto anche per…il senso di colpa.

Brené Brown, professoressa ricercatrice all’Università di Houston e autrice di diversi libri di fama mondiale, afferma che per essere felici e avere successo dobbiamo accettare prima di tutto di essere vulnerabili. E’ la vulnerabilità a farci accedere al nostro coraggio. Ma dice anche un’altra cosa: quando ci capita qualcosa di bello nella vita, dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola del senso di colpa. Quello stato d’animo che con la sua vocina sussurra che non ti meriti di certo tutto quel bene e che arriverà qualcosa di brutto per compensare questo momento di gioia. Ecco, secondo Brené Brown l’antidoto per queste vocine si chiama guarda caso gratitudine. La gratitudine ci permette di accettare quei momenti o quelle persone e di goderne a pieno. Senza se e senza ma. Incominciando a innescare un circolo virtuoso di positività e benessere psicofisico. 

Ecco, io in questo preciso momento sono grata di scrivere e nel mentre mangiare delle mini gallette di mais ricoperte di cioccolato fondente, biologiche e vegan: perché ho avuto modo di comprarle (disponibilità economica e un supermercato vicino fornito con tanta scelta di cibo) e perché li sto mangiando come merenda (significa che ho già mangiato almeno altre due volte oggi) mentre sto scrivendo (più di 400 milioni di donne sono analfabete) al computer (un bene di lusso), comodamente da casa (un riparo sicuro).

E voi, per cosa siete grat*? 🙂