yoga e vegetarianismo

Praticare yoga vuol dire anche diventare vegetariani?

Chiedi a uno yogi o una yogini di descrivere la sua dieta e probabilmente le risposte saranno varie quanto gli stili e le posture di yoga che praticano. Molti tradizionalisti vedono lo yoga come indissolubilmente legato a una vita senza carne, appropriandosi anche delle citazioni presenti in numerosi antichi testi indiani per argomentare la loro scelta.

Le moderne abitudini alimentari che tengono conto dell’etica e del rispetto verso altri esseri viventi possono sembrare un approccio recente, ma non è così. Se andiamo a vedere nel passato troviamo una lunga tradizione di lotta etica nei confronti degli animali. La posizione presa da chi ha scelto di essere vegetariano riflette solo l’ultima svolta di un dibattito iniziato molto molto tempo fa. 

Vegetarianismo e yoga: un po’ di storia

La storia del vegetarianismo inizia in India nel periodo vedico, che si colloca circa tra il 4000 e il 1500 a.C. Tra i testi sacri noti come i Veda, fondamentali per lo sviluppo del pensiero spirituale indù, si iniziarono a descrivere con riverenza i meravigliosi poteri del mondo naturale e l’idea nascente del rispetto degli altri essere viventi e quindi degli animali. Si cominciò anche ad esplorare un senso di unità con il mondo circostante e in senso più ampio con l’universo. Proprio da qui partirono le idee che avrebbero dato origine al vegetarianismo.

Successivamente, con le Upanishad e i nuovi testi sacri, l’idea di rinascita inizia a farsi centrale nella filosofia indiana. In questi scritti gli Dei prendono forme animali e si narra di vite passate degli esseri umani e degli animali. Tutte le creature della Terra ospitano il Divino o l’Universo, così che la vita non è più fissata nel tempo, ma acquista un senso più fluido. Si fa strada così anche il concetto di trasmigrazione e l‘idea che la carne servita su un piatto una volta vivesse in modo diverso, la rese sempre meno appetibile.

Le linee guida dietetiche divennero esplicite nei secoli successivi tra il 20 a.C. e il 100 d.C. In quel periodo testi e leggi, in particolare le leggi di Manu, accusavano in modo esplicito colui che uccide, taglia, compra o vende animali, definendo tali pratiche un massacro. Parole forti quindi.

Successivamente, la Bhagavd Gita, forse il testo più influente della tradizione indù, disse la sua sull’argomento e dettò delle vere e proprie linee guida alimentari dividendo i cibi in tre grandi categorie, ognuna con degli effetti specifici sul corpo e sullo stato di salute generale delle persone. Sintetizzando molto, le linee guida prevedevano la seguente suddivisione dei cibi:

  • i cibi sattvici (latte, frutta, verdura e cereali) che promuovono vitalità, salute, piacere, forza e lunga vita.
  • Gli alimenti rajasici amari, salati e acidi (caffè , cioccolata, tè, spezie) che abbassano l’energia, danneggiano il corpo e in particolare il sistema nervoso.
  • I cibi tamasici (carne, uova, pesce, cibi raffermi ) ritenuti marci e impuri, causano malattie, rendono statico il corpo e le mente, portano a uno stato di disagio.

Possiamo dire che queste sono ancora le linee guida alimentari più diffuse degli yogi e delle yogini di oggi. 

Vegetarianismo e yoga: una contraddizione spirituale

Se da una parte con il passere dei secoli il vegetarianismo si andava a diffondersi, dall’altra parte continuava ad essere presente la pratica dei sacrifici animali. Gli stessi Veda che esaltavano le virtù del mondo naturale sottolineavano anche la necessità di sacrificio animale agli Dei. La contraddizione tra l’inclinazione emergente dell’India verso il vegetarianismo e la sua storia di sacrificio animale è continuata per centinaia di anni.

Il saggio Manu, ad esempio, continuava a condannare in modo più che esplicito  il consumo di carne affermando:

“Non esiste un peccatore più grande di quell’uomo che cerca di aumentare la massa della propria carne con la carne di altri esseri”.

Ma i seguaci ortodossi della cultura vedica – incluso Manu – furono  anche costretti a consentire l’esecuzione di sacrifici animali. Alla fine, il disturbo che le persone nell’antica India provavano per il sacrificio di animali aiutò ad alimentare la fine di questa pratica, che venne etichettata come obsoleta e non più vincolata all’autorità vedica. E’ in quel momento che si iniziò a parlare e a predicare ahimsa, il principio di non violenza nello yoga, senza restrizioni e mettendo in questo modo al centro dell’attenzione proprio l’argomento vegetarianismo. 

Lo yoga e la dieta vegetariana oggi

Nella maggior parte delle culture di oggi i diritti degli animali hanno prevalso almeno sul rituale del sacrificio, se non sul consumo di carne in generale.

dieta vegetariana yoga

 

Decine di yogi vivono e mangiano convinti che, come espresso da B.K.S. Iyengar, una dieta vegetariana è “una necessità” per la pratica dello yoga. Ma altri yogi altrettanto devoti trovano nella carne un combustibile necessario, senza il quale la loro pratica soffrirebbe. Chi si trova invece nel mezzo del dilemma se essere un vero praticante di yoga significhi anche smettere di mangiare carne, potrebbe prendere in considerazione la possibilità di provare una dieta vegetariana nello spirito della tradizione yogica indiana (oltre che per altre numerosi fattori etici e ambientali), ma non farsene una colpa se questo stile alimentare per il suo corpo “non s’ha da fare”.