perché sono vegana

Se chiedete a più persone perché non mangiano animali e derivati, quasi sicuramente avrete risposte diverse o in ordine di importanza diversa. Scegliere di non mangiare più carne e altri prodotti animali è un percorso che nasce anche da stimoli esterni, ma che poi si concretizza in qualcosa di molto personale e molto intimo. Stiamo effettivamente parlando di scegliere cosa introduciamo all’interno del nostro corpo…più personale di così!

In generale, chi diventa vegetariano o vegano lo fa spinto da una o più di queste macro ragioni:

  • Ha a cuore la vita degli animali
  • Ha a cuore l’ambiente e lo sfruttamento delle risorse ambientali
  • Ha abbracciato uno stile alimentare molto sano o comunque ha una ragione legata alla salute

Il percorso che poi l’ha condotto fino a quella scelta è assolutamente soggettivo. Oggi ho deciso di condividere la strada che mi ha portato fino al giorno in cui ho detto “non voglio più mangiare animali”.

Il periodo vegetariano: come è cominciato

Sull’inizio non c’è molto da dire in realtà: non mi è mai piaciuta la carne fin da bambina e sono sempre stata molto sensibile verso il mondo animale, in quanto l’ho sempre visto come indifeso e costretto a subire i comportamenti dell’essere umano. Finché un giorno d’estate, mentre ero in vacanza, ho deciso che non avrei più mangiato la carne. Basta. Per me era abbastanza e avevo tutte le facoltà per poter decidere cosa mangiare e cosa non mangiare.

Era il 2002, parlare di essere vegetariani era un po’ come parlare di macchine volanti. La classica frase successiva al “sono vegetariana” era: “ma cosa mangia se non mangi carne??” . Ovviamente tutto il resto, che significava: verdura, frutta, legumi, pasta, formaggi, uova e all’epoca ancora un po’ di pesce. Solo questi episodi ti fanno pensare quanto possa essere distorta la percezione che una persona ha su quello che non conosce. Al ristorante quando dicevo che non mangiavo carne i camerieri andavano nel panico. Ma l’aneddoto più bello riguardava gli aperitivi: non conto le volte in cui dopo aver detto di essere vegetariana mi portavano il tramezzino classico con prosciutto e formaggio, incalzando che il prosciutto non fosse carne.

Essendo un’adolescente all’epoca, i miei genitori mi portarono dal medico, per capire se privarmi della carne mi avrebbe procurato dei problemi di salute. E’ stato proprio quel giorno che abbiamo scoperto che il nostro medico di famiglia era vegetariano 🙂  Un paio di controlli e periodici esami del sangue, e tutto continuò regolare così fino al 2014.

A tal proposito, prima di proseguire con la storia, ci tengo a precisare che esistono stili alimentari sani e non sani, a prescindere che si scelga di essere vegetariani o onnivori.

I problemi di salute e la scoperta dell’alimentazione vegan

Tra il 2012 e il 2013 inizio ad avere una serie di problemi di salute che apparentemente non hanno nulla a che vedere con l’alimentazione. Per più di un anno sono stata soggetta a raffreddori esasperanti, tonsilliti, mal di gola e febbre. In pratica ero diventata dipendente dai farmaci: un giorno sì e un giorno no dovevo assumere qualcosa per potermi rimettere in piedi e andare al lavoro. Inizia la trafila dei medici: chi dice che devo togliere le tonsille, chi dice che devo operarmi ai turbinati. Prima di lasciarmi tagliuzzare e stanca, stanchissima di essere sempre malata, decido di fare una cosa pericolosissima: fare delle ricerche da sola. Scrivo pericolosissima perché cercare su internet cause e rimedi dei propri sintomi è la maggior parte delle volte fallace e mette in discussione l’autorità di chi invece ha studiato per decenni medicina. Quindi: internet non sostituisce il medico! Chiarito questo punto, andiamo avanti.

Le ricerche mi portano a scoprire il dottor Campbell, autore ormai stranoto per aver scritto il libro The China Study. Inizio a documentarmi sulle conseguenze che i derivati animali possono avere sulla salute dell’uomo. Facendola breve, fra queste ci sono anche disturbi respiratori, infezioni alle vie respiratorie, produzione di muco in eccesso nel corpo.

In questi lunghi anni da vegetariana effettivamente latte, latticini e formaggi sono sempre stati sulla mia tavola in abbondanza. A chi non piace qualche tipo di formaggio? E il latte? Siamo abituati a berlo tutte le mattine fin da piccoli! E’ la normalità!

Così decido di fare un esperimento: provo ad eliminare i derivati animali, mi documento sull’alimentazione vegana (non voglio togliere un problema, per crearne eventualmente un altro) e se dopo qualche mese vedo che non ci sono miglioramenti allora proverò ad operarmi.

Questo periodo è stato una continua scoperta di nuove nozioni, nuove ricette e alimenti che fino a quel momento non sapevo nemmeno esistessero. Inizio a guardare tutti i video di Veggie Channel e a comprare una valanga di libri. L’esperimento sembra funzionare. Sono ufficialmente nella mia fase vegan. E’ il 2014: dire di essere vegana alle persone ha lo stesso effetto di  quando nel 2002 dicevi di essere vegetariana (che nel frattempo era diventato molto diffuso e socialmente accettato).

Houston abbiamo un problema: le afte

Basta medicine. Mai più una febbre o un mal di gola. Incredibile. Questo stile alimentare funziona e non sono mai stata meglio di così. Inoltre ho scoperto una nuova cucina e mi diverte tantissimo cucinare nuovi piatti.

Dopo circa due anni di veganismo stretto, inizio a soffrire di afte ricorrenti e sempre più dolorose. Non so se qualcuno ha mai provato il brivido di avere le afte, ma io non lo augurerei neanche al mio peggior nemico.

Questa volta però non voglio ricadere nella spirale dei farmaci e del passare da un medio all’altro. Un’amica mi consiglia di andare da una dottoressa molto brava e che abbraccia più un approccio naturale prima di passare alle cure estreme. Mi spiega che tutto quello che succede in bocca, ha origine nell’intestino. Mi fa fare un test ed esce che ho la candida intestinale. Per chi non lo sapesse la candida intestinale vive di zuccheri. E gli zuccheri sono ovunque, anche nei fagioli in scatola.

Inizio la cura e una dieta ferrea per far “morire di fame” la candida. Non è abbastanza. Quindi la dottoressa mi manda da un suo collega che oltre ad essere medico chirurgo è anche iridologo. Sono molto scettica, ma a questo punto mi dico “ho fatto 30, facciamo 31”. Male non farà.

Appena gli dico di essere vegana, mi guarda già con l’occhio storto. Inizia a farmi un sacco di domanda sulla mia alimentazione da quando sono nata a partire dall’allattamento. Insomma per non farla troppo lunga, i latticini (ancora loro), mi avevano sfasato in tutto questo tempo la flora batterica intestinale. Il che mi aveva resa un soggetto più incline anche ad altre problematiche. Oggi sappiamo infatti che nella nostra flora intestinale risiede la maggior parte del nostro sistema immunitario.

A proposito, se vi interessa l’argomento leggete L’intestino felice.

La sua cura prevede una combinazione specifica di fermenti lattici per un mese per ripristinare la mia flora batterica. Aggiunge, che se anche lui non abbracci molto l’idea del vegan, è stata una manna per me aver preso quella strada. Guarisco completamente e torno alla mia normale vita vegana.

Oggi: vegana, vegetariana o plant based?

Di strada ne ho fatta da quel lontano 2002. Potrei quasi dire di poter scrivere un libro sulla mia vita alimentare e quello che ho provato (qui ho sintetizzato moltissimo).  🤣 🤣

Oggi ho capito che se mangio un po’ formaggio grana (che in pratica non ha lattosio) sulla pizza non mi succede niente. E neanche se mi ritrovo in un contesto sociale dove non ho neanche una scelta vegan e devo per forza ripiegare su un piatto che contiene formaggio o uova.

Tra parentesi: prossimamente pubblicherò un articolo dove condivido i miei trucchetti per non morire di fame se sei vegano e vuoi mangiare fuori casa. 

Se devo quindi trovare un nome, un’etichetta, allo stile alimentare che sto adottando in questo momento è flexi-vegan con una tendenza plant based 🤣 . Cosa significa? Che non mangio prodotti animali (carne e pesce) per motivi etici, non indosso indumenti di origine animale, evito il più possibile di mangiare anche prodotti di origine animale (formaggi e uova) per motivi prima di tutto salutari, ma può capitare a volte per ragione sociali di doverli consumare fuori casa (pochissime volte all’anno) e infine prediligo cibi naturali e il meno raffinati possibili (plant based).

Come dicevo all’inizio, ritengo che introdurre qualcosa nel proprio corpo sia un gesto estremamente intimo e quindi di conseguenza anche estremamente soggettivo. Così come le etichette che decidiamo di dargli.

E lo yoga cosa dice al riguardo?

Lo yoga è arrivato decisamente dopo nella mia vita. In generale comunque quando si studia la filosofia yoga, uno dei rami fondamentali è la non violenza, animali compresi. Inoltre ci sarebbe da introdurre tutto il discorso legato all’ayurveda, che  da sola ha un’intera letteratura. Detto ciò, conosco molte persone che praticano yoga ma sono onnivori e conosco poi altrettante persone che una volta abbracciato lo yoga hanno sentito l’esigenza di diventare vegetariane. La cosa non esclude l’altra quindi, almeno in occidente.

Per i più curiosi sull’argomento vi lascio il link ad un articolo, dovevo trovate 6 libri da leggere e un po’ di siti web interessanti sull’argomento. E se l’articolo è stato utile e vi è piaciuto condividetelo 🙂

Namasté