Ball therapy e yin yoga

In un articolo precedente avevo parlato della fascia e di come sia importante tenerla in salute. Lo yin yoga agisce direttamente sulla fascia stressandola positivamente attraverso pressioni lenti e prolungate, seguite da un effetto di rebound. Una delle tecniche per lavorare sulla fascia e che rientrano nella pratica di yin yoga è la ball therapy.

Se non hai letto l’articolo precedente sulla fascia puoi leggerlo qui: “Cosè la fascia o tessunto miofasciale” 

Yin yoga e ball therapy: cos’è e come si pratica

Per ball therapy si intende l’uso di palline di medie e piccole dimensioni durante la pratica di yin yoga, con la funzione di esercitare una pressione più intensa in un punto specifico del corpo, detto anche trigger point. In generale si contano 14 trigger point, ovvero punti principali su cui andare a lavorare attraverso la ball therapy.  I trigger point sono divisi in base alla zona del corpo e li possiamo raggruppare come segue:

Testa e collo

  • viso
  • mandibola
  • collo

Torso

  • schiena
  • petto
  • addome

Spalle e braccia

  • scapola/clavicola
  • braccio
  • avambraccio
  • polso
  • mano

Parte bassa del corpo

  • pelvi
  • coscia
  • gamba
  • caviglia
  • piedi
trigger point yin yoga

Trigger point target area

Ogni trigger point, ovvero punto di azione, si trova in un’area specifica del corpo chiamata anche target area. Dallo schema qui sopra si può notare come ad ogni target area corrisponda un tipo di tensione. Lavorare sul trigger point corrispondente utilizzando le palline va ad alleviare la tensione in quella determinata parte del corpo.

Le tecniche della ball therapy

La tecnica utilizzata nella ball therapy consiste nel posizionare la pallina nel trigger point individuato e stimolarlo attraverso una o più tipologia di azioni, tra cui:

  • compressione
  • vibrazione
  • rolling (ideale se la tensione è molto alta)
  • compressione con rolling lento
  • contrazione e rilascio
  • rolling trasversale

Anche la scelta della pallina è fondamentale: si usa una pallina da tennis per le zone di media grandezza, due palline insieme se si vuole stressare una zona ampia contemporaneamente, oppure una pallina delle dimensioni di quelle da ping pong (ma più morbide) per zone piccole come il viso, i polsi, la mani o gli avambracci.

pallina yin yoga

Pallina piccola per ball therapy

Come praticare yin yoga con la tecnica ball therapy

Al contrario della classica pratica di yin yoga, dove sono le posture stesse a compiere quell’azione di compressione-rilascio, con la ball therapy questa funzione viene svolta dalle palline. In questo caso si deve procedere per gradi prima di abbandonarci completamente all’azione della pallina:

  1. Per prima cosa bisogna definire l’area d’azione o target area in base alle tensioni su cui si vuole lavorare (vedi schema qui sopra).
  2. A questo punto si può trovare il punto sensibile, o trigger point, all’interno dell’area d’azione.
  3. Si decide la tecnica più appropriata da utilizzare (compressione, rolling ecc…).
  4. Si valuta se occorrono altri attrezzi per supportare la pratica (es: blocchetti, coperte, cinture) a seconda che si voglia diminuire o aumentare l’intensità.
  5. Si mantiene la posizione dai 30 secondi ai 3 minuti.
  6. Durante il mantenimento della postura, bisogna concentrarsi sul respiro e respirare “dentro” il trigger point.
  7. Rilasciare la posizione e concentrarsi sulla sensazione di rebound.

A proposito di questo ultimo punto, si può decidere di far praticare Savasana tra un trattamento e l’altro, proprio per godere a pieno del momento di rebound. Alla fine della pratica si raccomanda idratazione del corpo con acqua o tisane e riposo.

Cos’è l’effetto di rebuond e perché è importante

Attraverso la pratica fisica di yoga andiamo a stressare una precisa area del corpo attraverso tensione, contrazione e compressione. Questi stimoli alterano l’equilibrio della fascia o meglio l’equilibrio dei canali d’acqua che ne danno forma. Questi stessi canali sono quelli che in medicina cinese sono più comunemente chiamati Meridiani. Grazie a una pratica statica, come lo yin yoga o la meditazione, si va a lavorare sul tessuto connettivo più profondo, che comprende legamenti, tendini e ossa (ovvero i tessuti yin). L’energia che andiamo a muovere in queste zone attraverso la pratica si percepisce meglio durante la fase di rilassamento. Durante il rilassamento infatti la struttura di questi canali si riequilibra, lasciando una sensazione gradevole e una certa diffusione di calore. La caratteristica principale rimane però il senso di leggerezza e di calma percepita in tutto il corpo. Questo è il rebound. L’effetto di rebound si può percepire a livello fisico, ma anche a livello emotivo (sollievo, pianto, risata) e mentale (calma, quiete, accettazione).

Quando non bisogna praticare la ball therapy

In ultimo, è giusto precisare che non sempre è indicato praticare la ball therapy. Nello specifico meglio evitare o prendere delle precauzioni in caso di:

  • ferite aperte, ustioni o interventi recenti
  • fibromalgia
  • osteoporosi avanzata, ossa fragili
  • fartture
  • gravidanza, soprattutto nei primi mesi
  • orticaria
  • vene varicose

Se siete interessati a praticare yin yoga e la ball therapy, vi lascio qui sotto gli altri link agli articoli precedenti e un suggerimento sulle palline da utilizzare. Namasté!