la fascia e lo yin yoga

Durante l’ultimo teacher training di yin yoga ho avuto modo di approfondire le mie conoscenze sulla fascia, che no non è la fascia muscolare. Questo tessuto, già studiato dalla medicina cinese, è stato finalmente “scoperto” e confermato anche dalla medicina occidentale grazie alla presenza di nuove tecnologie che hanno permesso di vederla ad occhio nudo.  Per spiegare a cosa serve la fascia, la sua importanza e come mantenerla in salute grazie anche allo yoga, voglio partire proprio dall’inizio (fidatevi ne vale la pena).

Cos’è la fascia

La fascia è un tessuto fibroso che avvolge tutto il corpo, formando una matrice tridimensionale continua che ne supporta l’intera struttura. Si compone di cellule (fibroblasti) e da una parte extracellulare formata da acqua, collagene, acido ialuronico, carboidrati e proteine. L’acido ialuronico è proprio uno dei componenti più importanti, in quanto gli conferisce quella consistenza di gel che è tipica della fascia e ne permette il funzionamento. Altro componente importante è il collagene, dato che proprio da questo ne dipende la resistenza.

Per avere un’idea più precisa di cosa sia la fascia, guardate il video qui sotto realizzato da un’equipe di medici francesi che sono riusciti a riprendere la fascia inserendo una micro telecamera all’interno di un corpo.

A cosa serve la fascia e le diverse tipologie

La fascia gioca una moltitudine di ruoli per il benessere del nostro corpo:

  • Lavora come impalcatura per la struttura del corpo
  • Lega, stabilizza, racchiude e separa i muscoli e gli organi interni
  • Riduce l’attrito delle forza muscolare

Tipologia di fascia

La fascia si distingue in base alla zona del corpo che ricopre, dove cambia in composizione e spessore. Tra le principali possiamo identifcarne quattro:

  1. La fascia superficiale, che si trova sotto l’epidermide. Per vedere la fascia superficiale provate a tirarvi la pelle del dorso delle mani. Se ci mette tanto a ritornare al suo posto allora vuol dire che la fascia è densa e ha perso elasticità. Dal punto di vista estetico, la fascia superficiale è anche quella che riempe le irregolarità cutanee (ovvero le rughe). Mentre una sua alterazione sarebbe una delle cause delle tanto odiata cellulite.
  2. Perifascia: dalla consistenza scivolosa, sottile ma molto resistente, promuove lo scorrimento degli strati fasciali. Più si conduce una vita sedentaria, più si accumula perifascia rigida che compromette la mobilità.
  3. Fascia profonda, fatto soprattutto da fibre e ricopre muscoli, nervi e vasi sanguigni. Prende un nome più specifico in base alla parte del corpo che ricopre.
  4. La miofascia, che avvolge i muscoli in tre gradi diversi : le singole fibre muscolari (endomisio), i fasci muscolari (permisio) e l’interno muscolo (epimisio). Avvicinandosi all’osso la miofascia si trasforma per legarsi al tendine e poi collegarsi all’osso.

Esistono poi altri due tipi di fascia, comunque importanti:

  1. La fascia meningea, che avvolge cervello e midollo osseo.
  2. La fascia viscerale, che avvolge gli organi interni e li connette tra di loro.

In generale, la fascia è ricca di ricettori, quei ricettori che conferiscono la consapevolezza del proprio corpo e del movimento, ma non solo. Secondo le ultime ricerche, il nostro cervello e il nostro intestino (detto anche secondo cervello) comunicherebbero proprio attraverso la fascia.

Disfunzioni della fascia

Una vita sedentaria, movimenti ripetuti, particolari allenamenti sportivi, posture scorrette o in generale un vita poco sana, hanno delle conseguenze negative sulla fascia.

  • La fascia potrebbe diventare troppo rigida, limitando la mobilità.
  • Una fascia troppo lassa, porta il rischio di un prolasso degli organi e di instabilità articolare.
  • La fascite è un’infiammazione della fascia.
  • Creazione di aderenze che rendono la fascia meno scorrevole.

Fatta tutto questa grande spiegazione, è evidente quanto sia importante mantenere in salute la fascia. La fascia, per mantenersi sana, ha bisogno sia di compressioni lente e prolungate nel tempo, sia di compressioni rapide.

Come allenare la fascia

Per allenare la fascia in modo completo è importante ribadire che serve una varietà di movimento. Questo significa che lo yoga non basta (ebbene sì).  Bisogna variare l’intensità, il tipo di allenamento e i gruppi  muscolari su cui si agisce. Dovremmo quindi alternare un allungamento profondo, lento e sostenuto a movimenti dinamici, veloci e ripetitivi. Oltre allo yoga dinamico e allo yin yoga quindi si dovrebbero praticare anche camminate, corsa, salto alla corda, squats. Infine, la fascia deve essere idratata attraverso terapie manuali come messaggi o l’automassaggio con la ball tehrapy target area. Si inseriscono delle palline da tennis (o più piccole) in particolari punti del corpo chiamati trigger points facendo compressione o vibrazione o rolling per permettere il rilascio miofasciale. Con questa tecnica è possibile rilasciare tensioni e rilassare i muscoli contratti. Sull’automassaggio e la ball therapy dedicherò un articolo a parte.

Ricapitolando il tessuto fasciale e miofasciale deve essere stressato (nel senso di stimolato) in modo yin e in modo yang attraverso allungamento, compressione e contrazione. Questi stimoli alterano l’equilibrio della consistenza della fascia idratandola e mantenendola in salute. Una fascia in salute significa maggiore mobilità, agilità, tessuti sani, buona comunicazione tra i diversi organi, maggior consapevolezza del proprio corpo, una bella pelle contrastando rughe e inestetismi.

Se l’argomenti vi ha incuriositi e vi piace, vi invito a visitare il sito di Arely Torres, insegnante di yin yoga specializzata proprio sulla fascia.

Per approfondire il tema dello yin yoga invece puoi leggere Tutti pazzi per lo yin yoga.