cosa ho imparato yoga teacher training
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La vita dopo il teacher training di yoga: cosa ho imparato da questa esperienza

Luglio è stato un mese ricco di nuove esperienze, insegnamenti e soddisfazione. Il corso da insegnante di vinyasa yoga e la vita all’estero in due paesi diversi, due continenti diversi, è stata un’opportunità incredibile. Una delle tante prova che uscire dalla confort zone porta sempre a grandi risultati.

Alla fine di questo lungo viaggio le cose da raccontare sono davvero tante, troppe per racchiuderle tutte in un unico articolo. Quindi a pochi giorni dal rientro ho selezionato e sintetizzato 5 insegnamenti che mi ha lasciato il teacher traning che vanno oltre il vero e proprio programma del corso.

5 cose che ho imparato durante il mio yoga teacher traning

  1. E’ tutta una questione mentale

All’inizio della seconda settimana di corso pensavo di non farcela fisicamente. Tutte quelle ore di pratica mi avevano portato allo sfinimento. Era qualcosa che prima di partire avevo messo in conto certo, ma non a questo livello. Pensavo che il fatto di praticare già ogni giorno ed essendo una delle cose che amo fare di più in assoluto sarebbero stati i miei due supporti anti stanchezza. Effettivamente 8 ore di classe durante il giorno e lo studio teorico alla sera o alla mattina presto non sono proprio uno scherzetto. Poi a metà della seconda settimana è successo qualcosa, un’improvvisa riserva di energia: non solo non mi sentivo più stanca, ma ero anche più forte sia fisicamente sia mentalmente. La mente aveva tenuto duro e il corpo non ha potuto far altro che allinearsi. Presente quando entri a pieno nel tuo flow durante i saluti al sole? A un certo punto non senti più la stanchezza dei chaturanga. Ecco più o meno una cosa del genere, solo in scala più grande. Forte no? Pensa poterlo applicare in tutti gli altri ambiti della vita? 

In quello stesso momento è successa anche un’altra cosa: sono spariti tutti i dolori, in particolare i dolori che avevo costantemente anche prima di partire ai muscoli ischiocrurali (i muscoli della parte posteriore della gamba). La mia insegnante mi ha spiegato che sicuramente la pratica aveva aiutato, ma che il motivo per cui erano spariti i soliti dolori era soprattutto perché la mia mente finalmente si era rilassata . Tutte le tensioni quotidiani, paure, ansie o preoccupazione trovano spesso sfoghi fisici concentrandosi in determinati punti del corpo. Per me era quello. Una sorta di prova del nove di tale spiegazione è arrivata quando abbiamo iniziato a studiare il modulo riguardanti le inversioni. Pur praticando alcune asana invertite, altre mi hanno sempre fatto troppa paura, tanto da bloccarmi letteralmente. Cosa è successo durante il corso? Le tensioni che mi bloccavano a terra (metaforicamente e tecnicamente parlando) erano sparite e lo era anche quella sensazione di vertigine quando è arrivato il momento di passare dal corvo alla verticale sulla testa. Yeeee!!

Ricapitolando: è tutto una questione di mente. Just let it go. 

  1. Smettere di odiare i propri limiti è cosa buona e giusta

Ah l’ossessione del corpo perfetto! Noi donne ne sappiamo qualcosa. Studiare anatomia e scoprire quanti corpi diversi esistono per adattare lo yoga ad ogni persona è stato illuminante. Non esiste un corpo o un solo modo per fare una posizione e sperimentarlo è stato incoraggiante. Siamo bombardati da foto di yogi perfetti sui social, che fanno posizioni quasi acrobatiche, con corpi perfetti sotto luci perfette e senza una goccia di sudore. Ammettiamolo che quando guardiamo queste foto in parte ci sentiamo un po’ inadeguate e in parte siamo un po’ invidiose (nonostante lo yoga non sia una disciplina competitiva, anzi!). Toccare con mano la realtà, quella vera, mi ha riaperto gli occhi su ciò che ha davvero importanza quando si vuole praticare yoga, come farlo con gli strumenti che abbiamo e senza odiare o maltrattare il proprio corpo.

  1. Tutto il mondo è paese e il mondo sta cambiando

Frase banale forse, ma è pur sempre la verità. Ho conosciuto un gruppo di ragazze provenienti da città e paesi diversi, con storia diversi e caratteri diversi. Tutte però avevamo un filo condutture, lo yoga, che sebbene partendo da strade completamente differenti ci avevo portato allo stesso punto di arrivo o di partenza (in base a come la si guarda). L’ho trovato meraviglioso e una fonte di ispirazione. Abbiamo condiviso bene o male gli stessi dubbi, paure, scoperte e le motivazioni che ci avevano portato li. Ma cosa ancora più importante, un punto in comune riguardava la piega che volevamo far prendere alle nostre vite e la visione del mondo che ci circonda.

Guardare fuori da casa propria mi ha fatto capire che il mondo o meglio la gente sta cambiando. Sebbene le news e i quotidiani ci ricordino ogni giorno quanto dolore e ingiustizie ci siano ancora, parallelamente si sta sviluppando sempre di più e più velocemente una corrente di pensiero e uno stile di vita che possono contribuire concretamente a migliorare il benessere di questa società. Partendo dalla quotidianità, tanti piccoli gesti sommati stanno creando scelte di massa con conseguenze di massa. Dalla raccolta differenziata, la diminuzione della plastica (ho bevuto in cannucce di carte giusto per fare un esempio), mezzi pubblici elettrici, l’esplosione di locali con cibo vegano o vegetariano perché sempre più persone scelgono un’alimentazione sana e cruelty free, convivenza e rispetto di tante culture diverse, il prendersi cura della benessere psicofisico, sono solo alcuni esempi. Vedere che ci sono sempre più persone e comunità che compiono scelte consapevoli e solidali è stata un’iniezione di fiducia e positività.

  1. Non dimenticarsi che siamo straordinari e coraggiosi

Il corso era bilingue e nessuna delle due era la mia lingua madre. Questo perché la maggior parte degli studenti parlava inglese o spagnolo. Dal momento in cui ho scelto di frequentarlo non l’ho mai ritenuto un problema, se mai una cosa abbastanza normale. Alla fine degli esami però mi hanno fatto notare che non era una così ordinaria. Io la stavo dando per scontato, ma dall’esterno è stato percepita come una scelta coraggiosa sia da parte dell’insegnante sia delle mie compagne. Allora mi sono posta una domanda: quante volte non diamo il giusto valore alle azioni straordinarie che facciamo? Siamo più straordinari e coraggiosi di quanto pensiamo, ma ce lo dimentichiamo la maggior parte delle volte. Non c’è sempre qualcuno a ricordarcelo, ma non per questo dobbiamo sottovalutarci finché non arriva (se arriva) un promemoria da parte di qualcuno.

  1. L’importanza del saper fare team

Per raggiungere i proprio obiettivi è essenziale saper fare squadra. E intendo dire di saperlo fare prima di tutto con te stessa. Se manca questo punto, partiamo male. Ci sono pagine e pagine di letteratura sulla sindrome dell’autosabotatore. Non è questa la sede per dilungarsi, ma ci siamo capiti spero. Nel mio caso specifico nel team c’era anche un altro componente, il quale ci porta a un altro punto importante:  se a sabotarti non sei tu potrebbero esserlo il partner, la famiglia o gli amici (quelli falsi però). In questo caso, come si suol dire: meglio soli che male accompagnati! Sono certa che questo sogno non si sarebbe mai avverato (e tanto meno tutta l’esperienza positiva che ha generato) se non avessi fatto team con me stessa e se avessi avuto un’altro tipo di persona accanto a me in questa avventura. Quello che voglio dire è: una volta che puoi contare su te stessa, scegli bene le persone con cui condividere i tuoi sogni e la tua vita.

 

All’inizio di questo articolo avevo selezionato sei punti e non cinque, ma poi ho deciso di toglierne uno perché merita un articolo a parte. Per cui non perderti il prossimo post! 😉

Concludo con una frase motivazionale che è venuta fuori spesso durante il corso, da tenere a mente nei momenti più difficili.

Everything will be okay in the end. If it’s not okay, it’s not the end

 

Namastè! 🙂

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