Questo post nasce da un bellissimo commento che ho ricevuto su Instagram e che mi ha fatto riflettere su una serie di condizioni che spesso diamo per scontato. 

Una delle frasi che sento ripetere più spesso quando parlo di yoga con persone che sono interessate alla pratica è

“Mi piacerebbe, ma sai io sono un bacco di legno e non riuscirei mai a farlo”.

La replica che mi piace di più a questo tipo di affermazioni è:

“Dire di non essere abbastanza flessibile per fare yoga, è come dire di essere troppo sporco per farsi una doccia.”

Senza a starmi a dilungare troppo, il punto è che la maggior parte delle volte siamo proprio noi stessi a imporci i nostri limiti.

Lo Yoga: uno splendido regalo per tutti

Narra la leggenda che un pesciolino curioso origliò il dio Shiva mentre rivelava alla sposa Parvati i segreti dello yoga. Il piccolo pesce nuotò per le acque del mondo, sperimentando su di sé gli insegnamenti della divinità. Tappa dopo tappa, passò attraverso il percorso evolutivo della disciplina e si trasformò in un uomo, il primo yogi [chi pratica lo yoga], grazie al quale l’essere umano oggi conosce lo yoga.

Una favola simpatica che vuole insegnare qualcosa di importante: lo yoga è un insieme di tecniche che aiutano a esplorare la natura dell’anima e raggiungere consapevolezza, poiché esso abbraccia tutte le dimensioni dell’essere, il corpo, la mente, l’energia e lo spirito.  Non si tratta di una disciplina che ha come scopo ultimo la realizzazione di posizioni fisiche complicate eseguite in maniera perfetta. Lo yoga non è sinonimo di piedi dietro la testa o verticali su una mano.

Tanto è vero che negli ultimi anni la sua diffusione in Occidente ha destato l’interesse anche della scienza e della medicina di casa nostra, che hanno iniziato a studiarlo con attenzione e a introdurlo come sostegno a diverse terapie. Certo, lo yoga non è una medicina che guarisce tutti i mali del mondo, ma  ha comunque interessanti potenzialità per favorire il benessere di corpo e mente.

 

Lo Yoga in presenza di disabilità fisiche

Coloro che credono di non poter praticare yoga a causa di una qualche disabilità, possono ricredersi!

Lo yoga infatti è un vero e proprio strumento che valorizza le differenze e che consente di affrontare e accettare i propri limiti. La sua natura non competitiva evita la paura del giudizio altrui e stimola l’autostima. Il corpo nello yoga è uno strumento, un laboratorio se vogliamo, che aiuta a trovare l’equilibrio. In presenza di disabilità la pratica può solo che aiutare a intraprendere sia un percorso più introspettivo sia un miglioramento fisico. Essendo lo yoga una forma di cognizione tra movimento e respiro, asana (posizioni) e pranayama (respirazione), si è constato che la sua pratica costante assicura una migliore circolazione del sangue, sviluppa i muscoli deboli e stimola le funzioni nervose. 

In Italia stanno nascendo tante collaborazioni tra studi di yoga e centri medici, oltre a scuole che inseriscono classi specializzate in yoga e disabilità. Una via che porta benefici al corpo ma anche all’umore e alla vita sociale: si è visto infatti che le persone che partecipano alle classi di yoga hanno registrato un miglioramento dell’autostima e della loro vita sociale.

Non è solo asana: pratiche in cui non bisogna mettersi sulla testa

Le vie dello yoga sono infinite. Se abbiamo detto che lo yoga non è solo posizioni sulla testa e sequenze complicate, allora di che tipo di yoga stiamo parlando? Lo yoga è sempre uno, la radice stessa della parola (yug=unione) ce lo ricorda bene. Ecco qui qualche spunto di pratiche yoga in cui non è prevista l’esecuzione di asana:

  • Yoga Mudra

E’ lo “yoga delle mani”. I mudra sono determinate posizioni delle mani che partecipano in modo prezioso e determinante ad apportare benefici di vario genere. Per saperne di più, questo libricino è davvero interessante e molto utile: “Mudra. Lo yoga delle mani“.

  • Yoga Nidra

Lo yoga nidra è una tecnica di rilassamento guidato, che porta la mente a uno stato simile a quello che precede il sonno. Durante quella fase infatti la mente diventa particolarmente ricettiva e compiendo una sorta di percorso guidato, è possibile raggiungere questo stato lavorando progressivamente su una serie di fattori. Il vantaggio dello yoga nidra è che può essere eseguito anche da chi non è pratico di meditazione, pur traendo moltissimi vantaggi.

  • Pranayama

Per pranayama si intende una serie di tecniche di respirazione. Anche quando pratichiamo le asana in realtà stiamo eseguendo prima di tutto esercizi di respirazione. Detta in parole povere (se non poverissime) la respirazione è ciò che ci permette di controllare i nostri pensieri impazziti. Anche qui i libri di testo si sprecano.

 

Vi lascio con una bella intervista di Karina Mirsky, una delle prima insegnanti a portare lo yoga tra persone con disabilità motorie.

 

Namastè 🙂